NATALE
Per sant’Agostino è duplice la nascita del Cristo che ha, appunto, sia natura divina che natura umana.
La nascita divina è senza una donna come madre.
La seconda nascita, quella umana, è senza un uomo come padre.
Così san Giovanni:
“In princípio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum”.
Dunque, sempre per Agostino, dio genera il figlio nell’eternità e, sebbene lo generi, dio non è mai senza il figlio.
Dio genera il figlio ma questa nascita non ha inizio.
Il padre genera il figlio, ma il figlio non inizia a esistere.
Ma ciò che è generato ha un inizio, se non ha un inizio, non può essere generato.
Eppure, Cristo, nella sua natura divina, sebbene sia stato generato, non ha un inizio temporale perché è eterno.
Un paradosso insolubile per l’intelletto umano che è finito e limitato.
La generazione del verbo nell’eternità, nella quale essendo dio è nato da dio, non può essere onorata in alcun giorno.
Nell’eternità, infatti, non c’è giorno che possa tornare ciclicamente: è un giorno senza inizio, senza alba, e senza fine, senza tramonto.
La seconda nascita per cui dio annienta se stesso acquisendo natura umana è, invece, proseguendo col vangelo di Giovanni:
“Et Verbum caro factum est”
Spiega Agostino che per amore dio è nato nel tempo.
Colui che ha creato il tempo, è venuto al mondo.
Dio che è anteriore al mondo è diventato uomo.
Dopo la creazione dell’uomo, il verbo, senza il quale l’umanità non ha linguaggio, si è fatto neonato che non sa parlare.
A propria volta non perfettamente comprensibile per la mente umana, la seconda nascita, carnale, si può, tuttavia, raccontare.
Gesù, infatti, nacque, certamente, in un giorno collocato nel tempo che celebriamo come natale ossia il giorno in cui dio si è unito alla carne umana che ora è oggi e domani sarà ieri.
Il natale, che ogni anno ritorna, celebra l’eterno che si è incarnato nella vergine Maria, per divenire mortale.
Nel natale l’eternità si è costretta nel tempo, il verbo si è trasformato in un maestro bambino che ancora non parla.
Dio si è umiliato per amore dell’umanità.
Se l’uomo nel paradiso terrestre dava i nomi a tutte le cose, Gesù nella mangiatoia non sa pronunciare il nome di sua madre.
L’uomo in un giardino ricco di frutti, si è perduto perché non ha obbedito.
Dio stesso per obbedienza è venuto come mortale a salvare l’uomo.
La sua superbia danna l’uomo e solo l’umiltà di dio lo può salvare.
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bello, grazie!!
Stupendo
Mi piace tanissimo