DOPO GIORNI DI PIOGGIA, A MARENGO IL CIELO ERA TERSO

Guerra della seconda coalizione, campagna d’Italia:

le truppe francesi dell’armata di riserva del primo console Napoleone Bonaparte e l’esercito imperiale austriaco comandato dal generale Michael von Melas si affrontano nella battaglia di Marengo il 14 giugno del 1800.


LE PATOLOGIE AMBIENTALI E I QUATTRO ELEMENTI
(mostra permanente nell’Auditorium dell’Alexandria International School)

Il 26 maggio, con la riunione di allievi ed insegnanti delle 10 scuole piemontesi partecipanti, si è concluso il lungo lavoro del progetto Ape – alleanza per l’educazione civica.

Il programma di lavoro biennale intorno all’educazione civica organizzato con le scuole piemontesi dall’associazione Tessere I Territori presieduta dal professor Antonio Lizzadri è, dunque, terminato.

Nell’auditorium dell’Alexandria International School, che ha ospitato la giornata finale, fra le moltissime attività progettuali giunte a conclusione, è stata inaugurata la mostra permanente di cui ieri ha scritto Il Piccolo.

Alla presenza della dottoressa Marinella Bertolotti e della dottoressa Tatiana Bolgeo gli allievi della terza liceo scientifico Cambridge, guidati durante tutto l’anno dalla professoressa Francesca Como, hanno collocato a dimora i pannelli che illustrano i diversi temi che hanno trattato.

Va sottolineata l’encomiabile disponibilità verso i ragazzi dei ricercatori del DAIRI, dipartimento ospedaliero dedicato alla ricerca ed all’innovazione diretto dal dottor Antonio Maconi.


ALTERNANZA SCUOLA LAVORO DISCUTENDO DELLA LIBERTÀ.

Sono molti e diversissimi gli ambiti in cui gli studenti dell’Alexandria International School, con la supervisione della professoressa Roberta Roggero e del professor Alessandro Pastore, impegnano le ore di alternanza scuola – lavoro.

È importante che, oltre a raggiungere gli obiettivi stabiliti dal legislatore, i periodi trascorsi nel mondo produttivo siano una occasione di crescita personale.

Un esempio riuscito di buona alternanza ci è stato raccontato venerdì al collegio universitario Santa Chiara durante l’inaugurazione della mostra conclusiva dei lavori svolti da molti studenti delle scuole alessandrine impegnati nel percorso diocesano di alternanza scuola – lavoro.

Fra loro, anche Erica e Griselda, che frequentano la IV classe del liceo delle scienze umane dell’Alexandria International School, hanno illustrato il risultato del loro p.c.t.o.


IL 5 MAGGIO A MARENGO

Nel giorno della morte di Napoleone duecentodue anni fa, la mattina di venerdì 5 maggio, gli allievi dei due licei paritari dell’Alexandria International School (Liceo delle Scienze Umane e Liceo Scientifico Cambridge) hanno visitato il museo della battaglia di Marengo.

La mattina di venerdì al Polo di Marengo, organizzata con l’Unione Giornalisti Comunicatori Europei, è stata animata magistralmente dai volontari del servizio civile universale dedicati al progetto “a scuola fuori da scuola”.

Ho avuto il piacere, insieme alla professoressa Maria Grazia Giorgi ed al professor Alessandro Pastore, di accompagnare i ragazzi nell’Auditorium presso il complesso museale per assistere alla proiezione di documenti che illustrano il contesto storico della battaglia.

Poi, gentilmente condotti dai volontari del servizio civile, ci siamo trasferiti nel cortile d’onore e subito dopo fra le sale del museo.

Il percorso è interessantissimo per i numerosi cimeli e per gli apparati multimediali documentati e coinvolgenti.

Infine, nel parco di Villa Delavo per vedere il cenotaffio del generale Desaix e la sepoltura comune di molti soldati morti in battaglia.

Nel parco, in memoria della predilezione del Bonaparte per le api, sono curati alcuni alveari.


Calcolo economico, calcolo tecnico: Denken als rechnen, come lo chiamava Martin Heidegger.

Quest’unico modo di pensare porta inevitabilmente a riscontrare progressi in tutti i campi, cosa di cui generalmente ci si rallegra.

Ciò accade perché tale pensiero produce strumenti concettuali sempre migliori per definire e misurare qualsiasi cosa.

Il pensiero come calcolo, d’altro canto, annichilisce necessariamente la capacità di giudizio dell’umanità.

Facilmente, la poca coscienza critica che sopravvive in ciascuno viene considerata da noi stessi una debolezza, un errore di calcolo, appunto, o una cattiva attitudine al lavoro che oggi consiste come l’intera esistenza nell’avere un rapporto con le intelligenze artificiali.


LA FILOSOFIA PROPOSTA AI GIOVANISSIMI

Venerdì 31 marzo i giovani allievi della scuola secondaria di primo grado ed i loro compagni della prima classe del liceo scientifico Cambridge nel teatro dell’Alexandria International School hanno ascoltato una lezione della professoressa Silvana Borutti, docente di filosofia teoretica e preside emerito della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pavia.

La professoressa Piera Ottonelli, organizzatrice, ha coordinato i lavori della mattinata, preparando i ragazzi per numerosi interventi sul tema trattato, ovvero sull’analisi dei termini “utile” ed “attuale”.


BUON COMPLEANNO A PINOCCHIO

Prima di pubblicarne la storia intera nel febbraio del 1883, Collodi scrisse delle vicende di Pinocchio a puntate sul Giornale per i bambini a partire dal 7 luglio 1881.

Collodi definì il suo lavoro «una bambinata» e disse al direttore del giornale: «Fanne quello che ti pare, ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla».

Per fortuna di decine di generazioni future, fu soddisfatto del compenso ricevuto.


A TEATRO CON LA TERZA B

Giovedì 27 aprile, nel teatro dell’Alexandria International School, gli alunni della classe 3 b della scuola secondaria di primo grado hanno portato in scena una riduzione de “I Promessi Sposi”.

I ragazzi hanno lavorato insieme alla professoressa Piera Ottonelli, organizzando prove settimanali fin dal mese di Ottobre 2022.

Sulla scena i capitoli più importanti del romanzo, collegati dalle voci narranti di alcune alunne.

Con la professoressa Ottonelli hanno collaborato il professor Zangirolami per le musiche e la professoressa Ramella per la scenografia.


ENNIO FLAIANO

Ennio Flaiano nacque a Pescara il 5 marzo del 1910.

Col suo formidabile sarcasmo notò che: “il peggio che possa capitare a un genio è di essere compreso”.

In questi nostri tempi di omogeneizzazione culturale planetaria sarebbe ancora possibile un umorismo alla Flaiano?

Oppure, anche Flaiano, oggi, sarebbe “incluso” o “cancellato”?


COM’È LONTANO IL NOVECENTO…

DEMOCRAZIA FUTURISTA
TEMI ESPOSTI A CASO

Abolizione del matrimonio e della famiglia tradizionale.

I figli dovrebbero poter essere allevati dallo Stato coi fondi ottenuti da un’imposta sul libero amore.

Abolizione dell’autorizzazione maritale.

Divorzio facile.

Svalutazione graduale del matrimonio per l’avvento graduale del libero amore e del figlio di Stato.

Decentramento burocratico e abolizione dell’anzianità nelle carriere statali.

Abolizione del diritto di successione.

Governo tecnico senza senato e con un Eccitatorio, ossia un consiglio dei giovani formato da venti cittadini sotto i 30 anni eletti con suffragio universale diretto.

Trasformazione del Parlamento mediante un’equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di commercianti al Governo del Paese.

Un minimo di deputati avvocati (sempre opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi).

Un Parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie.

Abolizione del Senato.

Azionariato sociale.

Riforma fondiaria secondo le idee di Henry George.

Denaro ai combattenti.

Parità dei sessi nel lavoro e nella partecipazione alla vita politica del paese.

Suffragio universale uguale e diretto per tutti i cittadini uomini e donne.

Anticlericalismo d’azione, violento e preciso.

Abolizione della leva militare e istituzione di un esercito leggero di volontari.

Istituzione di scuole di coraggio e patriottismo.

Riforma delle carceri e abolizione della polizia politica.

IL PARTITO POLITICO FUTURISTA FONDATO DA MARINETTI
ESISTETTE IN ITALIA DAL 1918 AL 1920


IL RE DEL MONDO

Ferdinand Ossendowski pubblicò Bestie, uomini e dèi nel 1924: raccontava di essersi trovato in un mondo sotterraneo durante un viaggio nell’Asia centrale.

René Guénon prese lo spunto per mostrare che le confuse narrazioni di Ossendowski fossero ispirate da miti antichissimi di cui si danno tracce in Tibet (l’Agarttha) o nella tradizione ebraica (con la figura di Melchisedec e della città di Salem); nei più antichi testi sanscriti; nel simbolismo del Graal e nelle leggende sull’Atlantide.

Nel Re del mondo Guénon li connette dalle origini della Tule iperborea fino all’occultamento del centro iniziatico nella nostra età nera.


ROMA BRUCIA

La notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 nella zona del Circo Massimo scoppiò un incendio che, secondo Tacito e Svetonio, infuriò per sei giorni e distrusse quasi tutta Roma.

Le fiamme ebbero origine presso gli Orti Emiliani che appartenevano a Tigellino:

«Plusque infamiae id incendium habuit, quia praediis Tigellini Aemilianis proruperat videbaturque Nero condendae urbis novae et cognomento suo appellandae gloriam quaerere.»

(Tacito, Annales XV, 40.2.)

I contemporanei si convinsero che Nerone fosse stato l’artefice della distruzione dell’Urbe con lo scopo di fondare una nuova città che portasse il suo nome.

L’imperatore, invece, si adoperò per dare la colpa ai cristiani.


MODERAZIONE E GIUSTA MISURA

τὸν φιλέοντα φιλεῖν, καὶ τῷ προσιόντι προσεῖναι

καὶ δόμεν, ὅς κεν δῷ, καὶ μὴ δόμεν, ὅς κεν μὴ δῷ·

δώτῃ μέν τις ἔδωκεν, ἀδώτῃ δ᾽ οὔ τις ἔδωκεν

ama chi ti ama e frequenta chi cerca la tua compagnia,

offri doni a chi ti offre doni

e a chi niente ti dà non dare niente

ESIODO
cit. da Ἔργα καὶ Ἡμέραι (Le opere e i giorni)


ALLA NATURA PIACE, DUNQUE, NASCONDERSI?

A proposito di Eraclito, Martin Heidegger sottolinea la particolare importanza del frammento 123:

“Φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ”

ovvero

“La natura ama nascondersi”


IL 25 LUGLIO DEL 325 SI CONCLUSE IL CONCILIO DI NICEA

Il primo Concilio ecumenico è oggi famoso grazie al successo nel 2003 del romanzo Il codice da Vinci di Dan Brown.

Nel romanzo si sostiene che, prima del Concilio di Nicea che stabilì la natura umana e divina di Cristo e lo indicò come figlio di Dio, Gesù fosse considerato un semplice profeta.

Naturalmente, è pura fantasia in quanto la divinità di Gesù è affermata da lui stesso, dagli Apostoli durante la loro predicazione e da tutti i primi scrittori cristiani.

Convocato dall’imperatore Costantino il 20 maggio del 325, il primo Concilio ecumenico cristiano ebbe, dunque, luogo a Nicea nel palazzo imperiale.

I lavori dei padri conciliari, presieduti dall’imperatore, furono aperti il 19 giugno e conclusi il 25 luglio dello stesso anno.

Costantino aveva invitato tutti i circa 1800 vescovi della Chiesa cristiana.

Il numero dei partecipanti, tuttavia, è incerto: pare che in non più di 220 riuscirono a raggiungere la sede imperiale.

Il Concilio decise di molte questioni.

A proposito della natura di Cristo, per esempio, vennero sconfitte le opinioni dei vescovi ariani e fu scritto il simbolo niceno:

Πιστεύομεν εἰς ἕνα Θεόν, Πατέρα παντοκράτορα, πάντων ὁρατῶν τε καὶ ἀοράτων ποιητήν.

Καὶ εἰς ἕνα κύριον Ἰησοῦν Χριστόν, τὸν υἱὸν τοῦ Θεοῦ, γεννηθέντα ἐκ τοῦ Πατρὸς μονογενῆ, τουτέστιν ἐκ τῆς οὐσίας τοῦ Πατρός, Θεὸν ἐκ Θεοῦ, φῶς ἐκ φωτός, Θεὸν ἀληθινὸν ἐκ Θεοῦ ἀληθινοῦ, γεννηθέντα, οὐ ποιηθέντα, ὁμοούσιον τῷ Πατρί, δι’ οὗ τὰ πάντα ἐγένετο, τά τε ἐν τῷ οὐρανῷ και τὰ ἐπὶ τῆς γῆς, τὸν δι’ ἡμᾶς τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τὴν ἡμετέραν σωτηρίαν κατελθόντα καὶ σαρκωθέντα καὶ ἐνανθρωπήσαντα, παθόντα, καὶ ἀναστάντα τριτῇ ἡμέρᾳ, καὶ ἀνελθοντα εἰς τοὺς οὐρανούς, και ἐρχόμενον κρῖναι ζῶντας καὶ νεκρούς.

Καὶ εἰς τὸ Ἅγιον Πνεῦμα.

Τοὺς δὲ λέγοντας, ὅτι ἦν ποτε ὅτε οὐκ ἦν, καὶ πρὶν γεννηθῆναι οὐκ ἦν, καὶ ὅτι ἐξ οὐκ ὄντων ἐγένετο, ἢ ἐξ ἑτέρας ὑποστάσεως ἢ οὐσίας φάσκοντας εἶναι, ἢ κτιστόν, ἢ τρεπτὸν ἢ ἀλλοιωτὸν τὸν υἱὸν τοῦ Θεοῦ, τούτους ἀναθεματίζει ἡ ἁγία καθολικὴ καὶ ἀποστολικὴ ἐκκλησία.

Ironizzando sui compiti dati da Costantino ai vescovi, poi, Voltaire cita l’episodio della distinzione che fu fatta fra libri apocrifi e libri ispirati da Dio:

«I padri del Concilio distinsero tra libri delle scritture e libri apocrifi grazie ad un espediente piuttosto bizzarro: avendoli collocati alla rinfusa sull’altare, vennero detti apocrifi quelli che caddero in terra.»


UCCIDETELI TUTTI! DIO RICONOSCERÀ I SUOI

A Béziers il 22 luglio del 1209 furono massacrate 20000 persone, l’intera popolazione.

Fu l’accadimento più tragico della crociata contro gli albigesi chiamata, appunto, nel 1209 da papa Innocenzo III e guidata da Simon de Montfort.

Il cronista cistercense Cesario di Heisterbach scrive che il legato papale Arnaud Amaury, di fronte ad una chiesa in cui avevano trovato rifugio catari e cattolici, avesse ordinato: “Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius.” (Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi).


NAPOLEONE A MOSCA

Il 14 settembre del 1812 Napoleone entra a Mosca e scoppia il grande incendio che in cinque giorni distruggerà tre quarti della città.

Furono, probabilmente, i russi ad appiccare il fuoco e pare che anche i francesi, intenti al saccheggio, fecero la loro parte.

Nel suo romanzo Guerra e pace Tolstoj ipotizza che ne’ i russi ne’ i francesi abbiano volontariamente bruciato Mosca.

Il disastro, infatti, sarebbe stato inevitabile, essendo caduta nelle mani delle truppe d’invasione una città i cui edifici erano quasi tutti costruiti in legno.


Il PRIMO CHE USO’ L’ESPRESSIONE “CHIESA CATTOLICA”

Ignazio di Antiochia nacque intorno al 35 e, condannato ad bestias sotto Traiano, morì martire a Roma, forse, nel 107.

Padre della Chiesa e padre Apostolico, l’Illuminatore è venerato da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi.

Convertito in età adulta da san Giovanni Evangelista, nel 69 fu, dopo Evodio, il secondo successore di Pietro come vescovo di Antiochia di Siria.

Nel corso del viaggio che lo portò a Roma per esservi divorato dalle fiere scrisse alle chiese che incontrava sul suo cammino sette lettere che sono una testimonianza unica della vita della chiesa dell’inizio del II secolo.

L’espressione “Chiesa cattolica” fu usata da lui per primo.


ANDREA VOCHIERI

Nato ad Alessandria il 15 gennaio del 1796, si guadagnò il pane facendo il causidico.

Partecipò ai moti del 1821.

Aderì, poi, alla Giovine Italia e nel 1833 fu processato, condannato e giustiziato, pagando con la vita la sua attività di proselitismo.


LEO LONGANESI NACQUE IL 30 AGOSTO DEL 1905 A BAGNACAVALLO

Scrittore, illustratore, giornalista e pittore, Longanesi edito’ e diresse numerose riviste.

Nel 1946, fondò la casa editrice Longanesi & C.

Nel 1950 iniziò le pubblicazioni de Il Borghese a cui diede una linea “strapaesana”, convinto che il boom economico, la cultura di massa e il consumismo stessero snaturando l’identità contadina degli italiani:

«La miseria è ancora l’unica forza vitale del Paese e quel poco o molto che ancora regge è soltanto frutto della povertà.

Bellezze dei luoghi, patrimoni artistici, antiche parlate, cucina paesana, virtù civiche e specialità artigiane sono custodite soltanto dalla miseria.

Il povero è di antica tradizione e vive in una miseria che ha antiche radici in secolari luoghi, mentre il ricco è di fresca data, improvvisato.

Perciò quando l’Italia sarà sopraffatta dalla finta ricchezza che già dilaga, noi ci troveremo a vivere in un paese di cui non conosceremo più né il volto né l’anima».

La sera del 27 settembre 1957 sul tardi Leo Longanesi era ancora in redazione in via Bigli a Milano.

Mentre lavorava al n. 40 del suo settimanale, ebbe un infarto e morì.

Il 16 settembre con preveggente ironia aveva scritto:

«È un peccato vivere, quando tanti elogi funebri ci attendono».


LEOPOLDO E LA PENA DI MORTE

Il 30 novembre del 1786 il Granduca Leopoldo I (futuro Leopoldo II d’Asburgo Lorena) abolisce la pena di morte.

Il Granducato di Toscana, quindi, è il primo stato al mondo che non condannera’ mai più a morte nessuno.

La riforma promulgata, appunto, il 30 novembre del 1786 all’articolo 51 diceva:

“Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti anche non gravi, ed avendo considerato che l’oggetto della Pena deve essere la soddisfazione al privato, ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi, la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio; che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci col minor male possibile al Reo …avendo altresì considerato, che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo”


A LAS CINCO DE LA TARDE

Manuel Rodriguez Sanchez detto Manolete nacque a Cordova il 4 luglio 1917.

Manolete era una leggenda anche da vivo: elegante e serio, eccelleva nella suerte de matar.

Dopo aver esordito appena tredicenne nella scuola di Montilla a Cordova, divenne matador de toros nel 1939.

Scese nell’arena di Siviglia, Alicante, Bilbao, Barcellona, Madrid e di pressoché tutte le piazze spagnole a partire dal 1940.

Alla fine del 1945 fu in Messico, Perù, Venezuela e Colombia.

Aveva da poco compiuto trent’anni, quando, il 28 agosto del 1947, un toro di nome Islero lo incornò nella plaza de toros di Linares.

Dopo alcune ore di agonia, nella notte, Manolete morì.

La tauromachia è l’ultimo sacrificio cruento ancora praticato.

Presente nel mondo mediterraneo almeno dal II millennio a.C., è un combattimento di bovini tra loro, di uomini contro bovini o di bovini contro altri animali.

Furono i mori ad introdurre una simile contesa in al Andalus all’epoca di personaggi mitizzati come Gazul che affrontava a cavallo tori giganteschi.

Nel XVIII secolo, poi, la rivoluzione che portò alla corrida moderna: i nobili a cavallo furono sostituiti da matadores appiedati e furono definite le regole che trasformarono una mattanza disordinata in arte tragica.

I più illustri toreri del secolo furono Francisco Romero, inventore della muleta; Pepe Illo che scrisse un trattato sulla tauromachia e venne ucciso nell’arena; Costillares che fu il primo a colpire con una stoccata.

Secondo Jung, l’eroe rappresenta ciò che dovrebbe accadere nella vita: è una figura compensatoria.

Egli indica la grande emancipazione di sé che, all’improvviso, risale alla coscienza quando motivi onirici individuali trovano affinità sorprendenti con mitologemi di una provenienza qualsiasi.

Il combattimento eroe contro mostro è il conflitto fra libido e regressione, tra una forza protesa in avanti che domina la coscienza e la resistenza psichica che marcia a ritroso.

All’affermazione di sé si contrappongono la nostalgia del passato e il ritorno all’inorganico così come al rinnovamento si oppone la distruzione.

Alla lotta segue una vittoria sempre provvisoria o la paralisi, come quella di Teseo e Piritoo legati alla roccia.

Rinascita o assopimento, assimilazione o risalita: conflitto fra morte e resurrezione entro il quale le azioni eroiche non sortiscono effetti duraturi e l’eroe deve rinnovare continuamente i suoi sforzi sotto il simbolo della liberazione dalla madre.

La morte della madre prende la forma del sacrificio rituale che raffigura un processo inconscio.

Così nella corrida non è essenziale lo spettacolo, ma il ruolo del sacrificio.

Tale sacrificio è anomalo perché il torero (sacrificante) è continuamente minacciato di morte e anche perché non ha alcun effetto risanatore o riparatore evidente.

Eppure, la psiche dello spettatore subisce una catarsi nel pathos del sangue versato e della prossimità con la morte.