Io non prego mai per i morti, io prego i morti.
L’infinita sapienza e clemenza dei loro volti – come si può pensare che abbiano ancora bisogno di noi?
– Ad ogni amico che se ne va io racconto di un amico che resta; a quella infinita cortesia senza rughe ricordo un volto di quaggiù, torturato, oscillante.
CRISTINA CAMPO
Lettera a Leone Traverso, Roma, 20 gennaio 1957
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