Martin Heidegger tratta di esistenza autentica (eigentliches Dasein) e inautentica (uneigentliches Dasein) nei capitoli della prima sezione di Essere e Tempo dedicati all’analisi del Dasein (l’esserci, l’esistenza umana) e al suo rapporto con il mondo, il Man (l'”impersonale”, il “Si”) e la caduta (Verfallen).
L’esistenza inautentica è vivere nel conformismo del Man;
l’esistenza autentica emerge quando il Dasein si confronta con la propria finitezza e assume la responsabilità della propria esistenza, spesso attraverso l’angoscia (Angst) e l’essere-per-la-morte (Sein-zum-Tode).
Essere e Tempo ( § 38):
“Im Verfallen-sein flüchtet das Dasein vor sich selbst in die Öffentlichkeit des Man.
Die uneigentliche Existenz ist nicht etwas, was nur gelegentlich vorkommt, sondern gehört zur Faktizität des Daseins.”
“Nel suo essere-caduto, l’Esserci fugge davanti a sé stesso rifugiandosi nella pubblicità del Si.
L’esistenza inautentica non è qualcosa che si presenti occasionalmente: appartiene alla fatticità dell’Esserci.”
Chiaro il concetto di Verfallen (essere-caduto) dell’Esserci (Dasein), ossia dell’essere umano in quanto esistenza gettata nel mondo.
La caduta non è un evento accidentale, ma un modo fondamentale in cui l’Esserci si relaziona al proprio essere.
La fuga davanti a sé stesso è il rifiuto dell’Esserci di confrontarsi con individualità e finitezza.
Senza responsabilità della propria esistenza, l’Esserci si abbandona al conformismo della pubblicità del Si (Öffentlichkeit des Man): alla dimensione anonima e impersonale della società.
Rifugiarsi nel Si è un tentativo di sfuggire all’angoscia (Angst) che emerge di fronte al nulla della propria mortalità e alla libertà di scegliersi.
Il Man è la collettività indistinta, il “si dice”, “si fa”, che riduce l’Esserci a un’esistenza standardizzata.
Vivere secondo il Man significa seguire le norme sociali, le opinioni comuni e le abitudini senza interrogarsi sul proprio essere.
Il Man non è un’entità esterna, ma una possibilità intrinseca:
l’inautenticità è un modo di essere dell’Esserci, non una condizione imposta dall’esterno.
La pubblicità del Man è il terreno in cui l’Esserci dimentica la propria unicità.
L’esistenza inautentica non è un’eccezione o un errore, ma appartiene alla fatticità dell’Esserci.
La fatticità è la condizione di essere già sempre gettati in un mondo, con una storia, un contesto sociale e possibilità date.
L’inautenticità non è una colpa morale, ma una dimensione ontologica:
una condizione, tuttavia, non definitiva perché l’Esserci può trascendere l’inautenticità in un confronto autentico con la propria finitezza nell’esperienza dell’essere-per-la-morte (Sein-zum-Tode) che lo richiama alla responsabilità di scegliere sé stesso per vivere in modo proprio (eigentlich).
La fuga nel Man, invece, dissolve l’angoscia al prezzo di un’esistenza alienata.
“SI DICE”, “SI FA”…