Avevo poco più di vent’anni quando una mattina di primavera, scendendo a piedi per via Capo le Case, vidi la mia immagine riflessa in una vetrina e rallentai il passo per rimirarla:
«Carina, elegante, felice», decretai tra me e me compiaciuta.
Ed ecco che di colpo, con una violenza da mozzare il fiato e fermare il cuore, mi balenò alla mente come in un vortice di tempesta il pensiero:
«E poi dovrò morire».
SUSO CECCHI d’AMICO
Storie di cinema (e d’altro) raccontate a Margherita d’Amico
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