Antonino Faà di Bruno e Alessandria – IG

Discendente dei nobili Faà di Bruno (ebbe per antenati il beato Francesco Faà di Bruno e l’eroe di Lissa Emilio Faà di Bruno), Antonino Faà di Bruno, figlio del marchese Alessandro Faà di Bruno che fu console generale a Londra fra il 1900 e il 1915, nacque nella capitale inglese il 15 dicembre del 1911.

Fu battezzato col nome dell’antenato che nel Settecento era stato vescovo di Asti.

Un altro suo antenato, Carlo Luigi Buronzo del Signore fu arcivescovo di Torino in epoca napoleonica.

Antonino era anche discendente diretto dello scrittore illuminista Pietro Verri e del nobile Giberto Borromeo, conte di Arona.

Fu tenente dei Granatieri di Sardegna in Africa Orientale Italiana (decorato nel 1941).

Dopo la guerra, si sposò nel 1947 e, congedato col rango di generale di brigata, fece l’attore.

Con Carlo Lizzani ebbe una piccola parte nel film La vita agra (1964).

Pier Paolo Pasolini lo scelse per Porcile (1969).

Recitò in 22 film e 2 mini serie televisive soprattutto negli anni settanta:

Lo chiameremo Andrea (1972), di Vittorio De Sica;

Amarcord (1973), di Federico Fellini;

Il domestico (1974), di Luigi Filippo D’Amico;

Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno (1974), di Luciano Salce;

Come una rosa al naso (1976), di Franco Rossi.

La popolarità di cui gode ancora gli deriva dai due ruoli più ricordati: il militare golpista Ribaud in Vogliamo i colonnelli (1973), di Mario Monicelli e, soprattutto, il duca conte Piercarlo ingegner Semenzara ne Il secondo tragico Fantozzi, di Luciano Salce (1976).

Il 5 maggio 1981, Antonino morì ad Alessandria per un trauma cranico che si era procurato essendo stato investito da un autobus il 16 aprile.

La sua ultima apparizione fu nel film Il minestrone (1981) di Sergio Citti.

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