Nel Faust di Goethe è richiamato il mito di Thule.
Margherita, infatti, canta la ballata del Re di Thule, storia di un amore infelice che fa da sfondo alla vicenda d’amore tra lei e Faust che si concluderà tragicamente come quella della canzone.
I versi di Goethe sono stati tradotti in italiano da Giosuè Carducci:
Es war ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen goldnen Becher gab.
Es ging ihm nichts darüber,
Er leert’ ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft er trank daraus.
Und als er kam zu sterben,
Zählt’ er seine Städt’ im Reich,
Gönnt’ alles seinen Erben,
Den Becher nicht zugleich.
Er saß beim Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
Auf hohem Vätersaale,
Dort auf dem Schloß am Meer.
Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensglut,
Und warf den heiligen Becher
Hinunter in die Flut.
Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief ins Meer,
die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.
Fedel sino a l’avello
Egli era in Thule un re:
Morì l’amor suo bello,
E un nappo d’or gli diè.
Nulla ebbe caro ei tanto,
E sempre quel vuotò:
Ma gli sgorgava il pianto
Ognor ch’ei vi trincò.
Venuto a l’ultim’ore
Contò le sue città:
Diè tutto al successore,
Ma il nappo d’or non già.
Ne l’aula de gli alteri
Suoi padri a banchettar
Sedé tra i cavalieri
Nel suo castello al mar.
Bevé de la gioconda
Vita l’estremo ardor,
Gittò il nappo a l’onda
Il vecchio bevitor.
Piombar lo vide, lento
Empiersi e sparir giù;
E giù gli cadde spento
L’occhio e non bevve più.
JOHANN WOLFGANG von GOETHE
(Der König in Thule, 1774, trad. it. di Giosuè Carducci, Il re di Thule, Rime Nuove, XCV, 1906)
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