PARDONNEZ MOI
Due anni prima di togliersi la vita anche lei, Dalida parlò in pubblico dei suoi tre compagni morti suicidi.
Nel 1985, accettò, infatti, l’invito di Patrick Sabatier al programma televisivo Le jeu de la Vérité.
Rispose, secondo copione, alle tante domande del pubblico presente e dei telespettatori che telefonavano.
Naturalmente, cantò.
Le venne posta, fra le altre, una domanda sul suo strabismo e raccontò, così, della sua infanzia e degli ultimi interventi agli occhi.
Parlò di argomenti scelti dal pubblico, di omosessualità che “non è una tara, non è una malattia..”.
Di sé disse, semplicemente: “oggi sono sola”.
Lapidaria a proposito del suicidio di Luigi Tenco e degli altri due suoi compagni: “non ne sono responsabile”.
Sembrava, ormai, lontana l’idea di seguirne il destino.
Eppure, vent’anni dopo il primo tentativo di uccidersi, il mattino del 2 maggio 1987, Dalida rinvio’ un servizio fotografico con la scusa del freddo.
Più tardi, uscì per imbucare tre lettere: una per il fratello, una per il compagno François Naudy ed una indirizzata ad un amico.
Rientrata subito a casa, accompagnandoli con un bicchiere di whisky, ingerì barbiturici in grande quantità e si coricò.
Fin da bambina Dalida aveva paura del buio, ma spense, forse per la prima volta in vita sua, la luce sul comodino.
Morì, quindi, nella notte tra il 2 ed il 3 maggio 1987.
Lasciò un biglietto: “La vie m’est insupportable. Pardonnez moi”.