SIAMO SOLI DI FRONTE ALLA MORTE O, FORSE, SIAMO SOLO DI FRONTE ALLA MORTE?
Così, scrisse, Martin Heidegger in Essere e Tempo:
“La morte sovrasta l’esserci.
La morte non è una semplice presenza che non si e ancora attuata, non è un mancare ultimo ridotto ad minimum, ma è, prima di tutto, un’imminenza che sovrasta.
Molte cose sovrastano l’esserci come essere-nel-mondo.
Il carattere d’imminenza sovrastante non è esclusivo della morte.
Un’interpretazione del genere potrebbe far credere che la morte sia un evento che s’incontra nel mondo, minaccioso nella sua imminenza.
Un temporale può sovrastare come imminente; la riparazione d’una casa, l’arrivo d’un amico, possono essere imminenti; tutte cose, queste, che sono semplici-presenze o utilizzabili o compresenze.
Il sovrastare della morte non ha un essere di questo genere. […]
La morte è una possibilità di essere che l’esserci stesso deve sempre assumersi da sé.
Nella morte l’esserci sovrasta se stesso nel suo poter-essere più proprio.
In questa possibilità ne va per l’esserci puramente e semplicemente del suo essere-nel-mondo.
La morte è per l’esserci la possibilità di non-poter-più-esserci.
Poiché in questa possibilità l’esserci sovrasta se stesso, esso viene completamente rimandato al proprio poter-essere più proprio.
In questo sovrastare dell’esserci a se stesso, dileguano tutti i rapporti con gli altri esserci.
Questa possibilità assolutamente propria e incondizionata è, nel contempo, l’estrema.
Nella sua qualità di poter-essere, l’esserci non può superare la possibilità della morte.”
Emil Cioran ripeté spesso che la morte è l’unico argomento serio della filosofia, tutto il resto è ciancia accademica.
FInito il novecento, il nostro ameno secolo è dominato da solerti intelligenze artificiali.
Anche molto prima, tuttavia, il mondo dava chiari segni del tramonto della coscienza.
Un esempio è il continuo proliferare di nuove minoranze identitarie calcolate dall’ingegneria sociale che costruisce per loro un habitat “inclusivo” e le propone ai consumatori come abiti da indossare e, magari, sostituire dopo una stagione.
Oggi nulla di sensato si oppone più al sorgere di problemi astrusi e cervellottici che subito sono risolti da problemi più avanzati, senza che nessuno rida.
Molti si indignano, ma solo perché avrebbero per le questioni d’attualità soluzioni alternative.
Essendo, però, i problemi posti astrattamente e autoreferenziali, tali soluzioni, rispetto a quelle imposte dai persuasori artificiali, non possono che essere altrettanto balzane, se non di più.
Nuovi problemi generano nuove soluzioni: per esempio, nuovi diritti che azzerano ogni precedente presupposto per le norme e riducono la lingua ad uno strumento troppo povero per pensare.
La corsa è veloce e, forse, prima o poi, arriverà anche al modo per continuare senza fine un’esistenza che, tolta la sana consapevolezza che morire non è un’ingiustizia fra le altre, dimostra di non avere più alcun senso.