Manolete e la tauromachia – IN

A LAS CINCO DE LA TARDE

Manuel Rodriguez Sanchez detto Manolete nacque a Cordova il 4 luglio 1917.

Manolete era una leggenda anche da vivo: elegante e serio, eccelleva nella suerte de matar.

Dopo aver esordito appena tredicenne nella scuola di Montilla a Cordova, divenne matador de toros nel 1939.

Scese nell’arena di Siviglia, Alicante, Bilbao, Barcellona, Madrid e di pressoché tutte le piazze spagnole a partire dal 1940.

Alla fine del 1945 fu in Messico, Perù, Venezuela e Colombia.

Aveva da poco compiuto trent’anni, quando, il 28 agosto del 1947, un toro di nome Islero lo incornò nella plaza de toros di Linares.

Dopo alcune ore di agonia, nella notte, Manolete morì.

La tauromachia è l’ultimo sacrificio cruento ancora praticato.

Presente nel mondo mediterraneo almeno dal II millennio a.C., è un combattimento di bovini tra loro, di uomini contro bovini o di bovini contro altri animali.

Furono i mori ad introdurre una simile contesa in al Andalus all’epoca di personaggi mitizzati come Gazul che affrontava a cavallo tori giganteschi.

Nel XVIII secolo, poi, la rivoluzione che portò alla corrida moderna: i nobili a cavallo furono sostituiti da matadores appiedati e furono definite le regole che trasformarono una mattanza disordinata in arte tragica.

I più illustri toreri del secolo furono Francisco Romero, inventore della muleta; Pepe Illo che scrisse un trattato sulla tauromachia e venne ucciso nell’arena; Costillares che fu il primo a colpire con una stoccata.

Secondo Jung, l’eroe rappresenta ciò che dovrebbe accadere nella vita: è una figura compensatoria.

Egli indica la grande emancipazione di sé che, all’improvviso, risale alla coscienza quando motivi onirici individuali trovano affinità sorprendenti con mitologemi di una provenienza qualsiasi.

Il combattimento eroe contro mostro è il conflitto fra libido e regressione, tra una forza protesa in avanti che domina la coscienza e la resistenza psichica che marcia a ritroso.

All’affermazione di sé si contrappongono la nostalgia del passato e il ritorno all’inorganico così come al rinnovamento si oppone la distruzione.

Alla lotta segue una vittoria sempre provvisoria o la paralisi, come quella di Teseo e Piritoo legati alla roccia.

Rinascita o assopimento, assimilazione o risalita: conflitto fra morte e resurrezione entro il quale le azioni eroiche non sortiscono effetti duraturi e l’eroe deve rinnovare continuamente i suoi sforzi sotto il simbolo della liberazione dalla madre.

La morte della madre prende la forma del sacrificio rituale che raffigura un processo inconscio.

Così nella corrida non è essenziale lo spettacolo, ma il ruolo del sacrificio.

Tale sacrificio è anomalo perché il torero (sacrificante) è continuamente minacciato di morte e anche perché non ha alcun effetto risanatore o riparatore evidente.

Eppure, la psiche dello spettatore subisce una catarsi nel pathos del sangue versato e della prossimità con la morte.

https://www.linkedin.com/posts/paolo-bonadeo_a-las-cinco-de-la-tarde-manuel-rodriguez-activity-6969271713096183809-HgDg?utm_source=share&utm_medium=member_desktop